Quando mi è stata posta questa domanda mi sono inizialmente sorpresa del fatto che potesse essere necessario dover spiegare, ancora oggi, cosa fosse uno psicologo. Per capire il motivo di questa richiesta ho deciso di provare a scrivere su google “cos’è uno psicologo?” e tra le domande più gettonate (quelle che il motore di ricerca mette in evidenza) c’erano:
- chi va dallo psicologo è debole?
- come andare dallo psicologo in anonimo?
Lette queste mi sono chiesta perché mai ci si debba vergognare di andare da un professionista sanitario che si occupa di benessere.
Eh si, vi sembrerà strano ma, tradotto, lo psicologo non è altro che questo: un professionista sanitario che si occupa di benessere!
L’organizzazione mondiale della sanità ha definito la salute non come semplice assenza di malattia ma come benessere biopsicosociale (che parolona!!), ovvero benessere fisico, mentale e sciale.
Al giorno d’oggi il concetto di sociale viene confuso e sovrapposto con quello di “social” ma sembra che ne siamo tutti contenti, o quantomeno tutti facciamo finta di esserlo, e il nostro benessere social è al duemila percento: facciamo tutti super vacanze, super cene, super serate, super feste..
Il benessere fisico viene un pochino trascurato ma è comunque sul podio: non facciamo prevenzione ma di sicuro andiamo a farci controllare (scrivendolo sui social) quando compare qualche sintomo.
Sintomo. Che parola strana. La sua etimologia è greca e deriva da sìn “insieme” e toma “cadere”. Letteralmente significa “cadere insieme” e dunque “capitare”.
Perché i sintomi psichici non vengono ascoltati con la stessa importanza di quelli fisici? Eppure capitano con grande frequenza e, spessissimo, insieme a quelli fisici. Perché andare da un professionista sanitario che si occupa di benessere fisico è una cosa impellente e necessaria mentre andare da un professionista della salute mentale è una cosa da evitare e nascondere?
Pensate che lo psicologo è l’unico professionista sanitario che non prescrive farmaci. Sapete perché? Perché non deve curare nulla. Lo psicologo ascolta. Ascolta i nostri pensieri confusi, i nostri cuori doloranti, i nostri singhiozzi, i nostri silenzi. Sta seduto sulla sua comoda poltrona e ci guarda con gli occhi che non cercano la cura ma cercano l’anima perché sa benissimo che tutti i nostri sintomi, le nostre confusioni, i nostri disagi, non sono problemi da eliminare ma sono pezzi di un puzzle che si è mescolato e non riesce a riassemblarsi da solo. E lui sta lì, seduto a guardarci, e ci aiuta a ritrovare il nostro ordine dando un posto ad ognuna di quelle sensazioni che noi chiamiamo stranezze.
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